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Vincere e perdere

vincereEcco, ecco ho realizzato i miei sogni… Quasi tutti, la parte più grossa…

E ora, ora posso abbandonare un’altra estate a fare tutto tranne che fermarmi al mare, ad affogare i pensieri nel sale.

E cammino e spendo soldi che non ho in simpatiche fughe dalla realtà. E allora cerco qualcosa dentro i libri e non devo più studiare e cosa devo fare?

Cerco te sotto le coperte, sotto lenzuola troppo spesse, rese pesanti dalle mie lacrime… E ho pianto così da disidratarmi e non più un liquido nel mio corpo e avrei voluto che fosse vodka a scorrermi nelle vene, per dimenticarmi di esistere. Ma ho vinto. Ho vinto contro tutti, contro chi mi ha screditato, chi mi ha resa debole, chi ha provato a conoscermi e non ci è riuscito, chi è convinto che quello che ha visto sia sufficiente a definirmi.

E ho vinto io, a letto ho vinto io, nei libri che ho letto ho vinto io e con te, con te ho vinto io. E le tue mani grandi da musicista che provano a conoscermi e ancora sbagliano mira e non sanno abbracciarmi.

Ho vinto io, stavolta ho vinto io.

Lasciami godere questa mia sconfitta.

In mezzo

piscinas-sardegna-foto-fabrizio-lutzoniLeggi così… Leggi per leggere… Nessuno ti chiederà di che parla quel libro… Cosa leggi?
E quando leggi e ti senti che ti hanno strappato un pezzo di te… Qualcosa che non potrai mai più riavere…

Lui ha tenuto le vecchie chiavi, quelle dei primi 3 anni. Quelle della vecchia casa non le abbiamo mai avute. Troppo piccoli, ci dicevano all’inizio. Presto ci trasferiremo, ci hanno detto per tanto tempo. Ma appena trasferiti, sì, eccole, un paio di chiavi a testa… Non era cambiato niente e in compenso era cambiato tutto. Ognuno aveva la sua chiave, ognuno entrava e usciva quando voleva.

Ma era poi quella, casa?
Ho ancora paura a dormire da sola, qui dentro, perchè c’è silenzio, assoluto, e a me il silenzio non piace…

Eppure sento che mi hanno strappato un pezzo di casa… Di qualcosa che non sarà più mia per davvero molto tempo, e anche quando potrò averla sarà qualcosa di fugace… E’ il dramma di chi nasce da genitori di posti diversi, che ti crescono con le tradizioni di entrambi, sei mesi qui sei mesi lì… Nessuno può capirti fino in fondo se non ha visto tutti i luoghi da cui provieni.
Ho sofferto sapendo che non ti avrei rivisto quest’anno, terra secca e arida, che lasci un segno profondo ogni volta che ti tocco… Che mi hai bruciato i piedi così tante volte, così che saprei dire anche il numero di arbusti sulla strada dal porto a casa. Ma le chiavi di quella casa non le avremo mai e gli spazzolini, i nostri, non rimarranno mai la.

Per sapere chi sono dovrai percorrere quelle strade e contare gli arbusti, riconoscere il giallo e l’ambra dei sugheri piegati, dovrai riconoscere il mare, sentire l’odore del vento e sapere il nome di ogni parte di me che corre su quelle strade vuote nei chilometri e chilometri di nulla in cui, in parte, sono cresciuta.